STED, matita contro la violenza di genere

“Questa cosa della violenza di genere non è dei singoli. Voglio che ce la accolliamo collettivamente e che eventuali altre vittime non vengano lasciate sole.”

Sted
Promemoria, Sted (@zerorisposte), 
Satira contro la violenza di genere, 2021
Promemoria, Sted @zerorisposte

Chi è Sted? Come nasce il tuo profilo?

Non ho mai studiato disegno. Ho sempre fatto tutto da sola, da autodidatta. Ho fatto il liceo classico e ho iniziato scienze politiche, ma poi ho incominciato a disegnare. In realtà non è che ho iniziato a disegnare dopo l’università; ho disegnato da sempre, sin da quando ero piccolina. Il classico bambino che sta chiuso in camera e disegna.
Crescendo l’avevo un po’ abbandonata questa cosa, finché è successo che sono finita in una relazione violenta e questo mi ha portata a ricominciare a disegnare tantissimo. Era uno sfogo. Una sera un amico è venuto a casa mia, ha visto la pila di disegni che avevo in camera e mi ha chiesto perché non pubblicassi quei lavori da nessuna parte; io gli ho risposto che disegnavo per me, che non facevo disegni per qualcun altro che non fossi io.
Però, dato che secondo lui avrei dovuto provare, ho deciso di aprire l’account Instagram (che in realtà esisteva già, ma ci mettevo foto e cose così, sporadicamente). Quando ho iniziato a mettere vignette e disegni, il tutto è andato avanti un po’ da solo.

Quando è nata la tua pagina?

Ho iniziato a fare vignette sul web nel 2017, quando mi sono comprata la prima tavoletta grafica per fare disegni in digitale. Poi ho aperto anche il blog, che però era una sorta di backup del profilo social, nel caso da lì mi “cacciassero”.

Quindi le tue vignette finiscono, oltre che sulla tua pagina, anche su un blog.

Sì. Soprattutto quella cosa che mi viene segnalata in massa. Quella che becca più insulti e polemiche, io la vado subito a mettere sul blog, perché sono abbastanza certa che mi venga eliminata causa troppe segnalazioni.

Goliardico, Politically correct, Sted (@zerorisposte), 
Satira contro la violenza di genere, 2020
Politically correct, Sted @zerorisposte

Hai già pubblicato qualcosa?

Mi sono autoprodotta la prima parte del libro, che parla proprio della violenza di genere sulla base della mia esperienza. Ora sto cercando una casa editrice per pubblicarlo tutto, ma è difficile.
A me interessa finire nelle librerie, dove chiunque mi può trovare. Se faccio tutto in autoproduzione, vuol dire che quando qualcuno vuole il libro mi deve mandare la richiesta, lo devo far stampare in tipografia, devo andare alle poste e spedirlo. Se questa cosa diventa grande ci vuole tantissimo lavoro, e quindi non avrei nemmeno più tempo per disegnare. Per questo mi piacerebbe avere un editore.
L’autoproduzione l’avevo fatta grazie a Maicol de Gli scarabocchi di Maicol & Mirco, che un giorno mi ha scritto se avessi un qualcosa di più lungo da pubblicare. Gli ho mandato le prime tavole, gli sono piaciute e mi ha detto di dividere il libro come meglio preferivo, stampare la prima parte e portarla agli editori. Questo a gennaio 2020. Tempo un mese: pandemia.
Però, contemporaneamente, quando ho pubblicato la prima l’ho messa sui social, perché ero contenta di avere finalmente qualcosa di mio cartaceo. La gente l’ha visto e ha iniziato a invitarmi in diverse città a fare presentazioni. Poi è arrivato il Covid, che ha stroncato tutto.

Presentazione, Sted (@zerorisposte), 2021
Presentazione del libro, Sted @zerorisposte

Il tuo obbiettivo più grande è quello di pubblicare il libro completo. Poi vorresti andare oltre?

Io in realtà, se trovassi un editore, avrei in mente altri due libri. È una sorta di trilogia nella mia testa: il primo libro che parla della violenza e altri due che hanno a che fare con il primo.
A me piacerebbe continuare a fare fumetti, libri a fumetti. Però farli su quello di cui mi interessa parlare: non mi piacerebbe se qualcuno mi dicesse “io ti pubblico, però…”; non voglio scendere a compromessi.

Oltretutto, sono pochi i giovani all’interno di questo mondo.

Da un lato mi fa strano, perché comunque c’è un vuoto nel mercato che riguarda queste tematiche. Quindi in realtà, potenzialmente, quel buco dovrebbe essere riempito. Sostanzialmente, è una cosa che non si vuole fare.
Ci sono dei giovani che sono fortissimi, che hanno delle idee che sono avantissimo, che vanno contro tutto quello che è mainstream. Però non gli viene dato spazio. I giovani hanno delle idee buone e hanno la mente molto più aperta rispetto a tantissime tematiche: per questo, secondo me, bisogna portarle avanti.
Sono i giovani che si devono prendere il loro spazio, e i social in questo hanno aiutato: danno uno spazio dove prima non lo si sarebbe mai trovato. Anche io, ad esempio, senza social la notorietà non l’avrei mai raggiunta.

Ci sono degli autori a cui ti ispiri?

Zerocalcare per forza. È grazie a lui che ho iniziato a fare fumetti: io disegnavo e scrivevo separatamente, ho scoperto Zerocalcare e ho capito che queste due cose si possono mettere insieme. In realtà, però, non mi ispiro troppo a qualcuno, almeno non consciamente: quando vado a disegnare disegno quello che mi viene in quel momento e quello che penso su un determinato tema o argomento.
Potrei fare un elenco di autori che mi piacciono. Cheese di Zuzu è un fumetto molto intimo, capace di farti rivedere molto nelle cose che racconta nonostante tu non abbia avuto quel problema. È l’impatto emotivo che mi ispira molto, e che forse vorrei “rubare”. Poi c’è Gipi, che fa degli acquarelli spettacolari, e Fumettibrutti. Il francese Larcenet ha fatto un libro che mi è rimasto nel cuore, Lo scontro quotidiano: mi ha fatto capire che si può parlare di tematiche socialmente impegnate con i fumetti.
Il mio obbiettivo sarebbe riuscire a trasmettere quello che questi autori hanno trasmesso a me. Quando fai un fumetto non devi saper disegnare, ma devi saper trasmettere qualcosa.

E l’ispirazione da dove la prendi?

Dipende molto dal giorno. Ci sono giorni che ho mille idee e me le annoto tutte sulle note del telefono, per poi disegnarle appena posso, limando tutto quello che si può togliere e definendo i dettagli. Altre volte, magari, quando non sono ispirata, mi metto a disegnare e basta, senza pensare: prendo e disegno.
C’era un periodo in cui ero molto ispirata, e ogni giorno riuscivo a fare tre o quattro vignette. Questo momento, tra la pandemia e tutto, è stato più difficile, anche perché si esce di meno: stando di più chiusa in casa non avevo tanti spunti.

Oltre alla violenza di genere, tratti anche altre tematiche?

Le vignette le ho fatte un po’ su tutto, soprattutto all’inizio. Ultimamente mi sono usciti più lavori sulla violenza di genere, ma perché preferisco trattare di cose che conosco bene. Poi tratto anche di tematiche LGBTQ+ e, ultimamente ho parlato di imprenditori e sfruttamento.
C’è stato un periodo in cui ogni domenica pubblicavo una vignetta mezzo-sentimentale, con la coppietta felice e contenta. Ma faccio anche vignette molto “stupide”, magari delle conversazioni vere che ho avuto.
Io parlo di violenza di genere, ma non voglio fare solo quello. A me piace disegnare, quindi quello che voglio è spaziare tra gli argomenti più vari, anche i più stupidi.

Covid e allergia, Sted (@zerorisposte), 2021
Covid e allergia, Sted @zerorisposte

Ricevi spesso degli attacchi per quello che scrivi e disegni?

Basta che io scriva la parola “maschi” e sì. E io faccio delle vignette principalmente sulla violenza di genere, quindi mi capita spesso. Ho bloccato i commenti, per evitare ogni volta di dovermi andare a bannare tutti: se prima mi insultavano pubblicamente, ora mi scrivono in privato e lo fanno in privato.
Però sì. Ogni volta che tratto qualsiasi argomento con un maschio e una femmina, sistematicamente arrivano e mi insultano, mi segnalano, mi minacciano.

Ora ti segnalo!, Sted (@zerorisposte), 
Satira contro la violenza di genere, 2021
Ora ti segnalo!, Sted @zerorisposte

Come reagisci?

All’inizio ci sono rimasta malissimo, perché non me l’aspettavo per niente.
Avevo fatto una vignetta che parlava delle tante discriminazioni diverse che subiscono le donne e chiudevo con un “maschi di merda”. Ma era chiaramente riferito ai maschi che fanno quelle violenze. Quando hanno letto la vignetta sono impazziti: hanno iniziato a segnalare talmente tanto che Instagram mi ha avvertito che mi avrebbero chiuso il profilo se avessi continuato così (come se avessi fatto chissà quale crimine di guerra!).
Ho scritto zia a Zerocalcare che a Sio chiedendo consiglio, perché proprio non sapevo come fare. Entrambi hanno detto che purtroppo queste cose succedono e che ci avrei dovuto fare il callo. Il consiglio è stato di non alimentare le reazioni: quando questi arrivano a insultare bisogna partire dal presupposto che sono loro che se la sono presa per quello che hai fatto, motivo per cui poi vogliono fare arrabbiare te. Più li ignori, e meglio è (e loro smettono prima).

Di gentiltroll e tone policing, Sted (@zerorisposte), 
Satira contro la violenza di genere, 2021
Di gentiltroll e tone policing Sted @zerorisposte

Le tue vignette nascono come sfogo personale. Sono anche un modo per stare vicino ad altre persone?

Di base nasce tutto da questa relazione violenta che ho avuto, da quando ho iniziato a tirare fuori tutta la merda che si era accumulata. All’inizio l’ho fatto proprio per me. Non pensavo neanche di arrivare a pubblicare quello che faccio, in realtà: doveva essere un modo per liberarmi da quel peso che avevo dentro.
Poi però ho fatto una prova per vedere come sarebbe andata, pensando che i miei disegni non sarebbero serviti a nessuno. E invece la cosa assurda è stata che la gente ha iniziato a seguirmi, ha iniziato a commentare quello che facevo. Ci sono un sacco di ragazze, ma anche qualche ragazzo, devo essere sincera, che mi hanno scritto cose del tipo “mi ci rivedo”, “grazie che hai disegnato questo”, “è successo pure a me”; mi raccontano le loro esperienze.
Mai avrei pensato, onestamente. Io non davo nessun tipo di fiducia a tutto questo, e invece mi ha stupita un sacco. E quindi da lì ho capito che effettivamente potesse essere utile a qualcun altro, che non era solo un modo per buttare fuori; poteva diventare un qualcosa di collettivo in qualche modo. A me interessa molto questo tipo di approccio, quindi ho detto: “Okay. Se fa stare bene qualcun altro, allora vado avanti”.

È un modo per aiutare?

Sì. O meglio, “aiutare” non lo so. Io parto dal presupposto che sono solo disegni. Però a me sinceramente al tempo sarebbe tanto servito un libro, una narrazione, fatta come la sto facendo io. Quando mi sono lasciata con quello ero completamente sola, perché nessuno mi ha ascoltata e nessuno mi ha voluto capire.
Quindi dico okay, magari non salvo la vita a nessuno, però se ti aiuta soltanto un pochino a capire che non sei sola, che non capita soltanto a te tutto quello che stai vivendo, che non è colpa o responsabilità tua… Magari un pochino fa.
Io ho voglia di portare una narrazione diversa, che non c’è e che io ho cercato tantissimo. Libri, fumetti: non ho trovato niente che parlasse in modo onesto di questa cosa. E io lo so il perché in realtà (in parte, non c’è una risposta definitiva): è tutto parte dello stesso sistema fondamentalmente, e io lo voglio andare a scardinare. Perché so che questa cosa della violenza non è dei singoli: è sistemica, collettiva. Voglio che ce la accolliamo collettivamente e che eventuali altre vittime non vengano lasciate sole. In più, quelli che fanno violenza non devono essere buttati in galera e lasciati lì a marcire, ma dovrebbero essere integrati nella società con un percorso veramente serio.

Molestia, Sted (@zerorisposte), 
Satira contro la violenza di genere, 2021
Molestia, Sted @zerorisposte

Quale pensi sia il ruolo del vignettista nella società?

Dipende molto dal vignettista. Se si occupa molto di temi sociali, con tutto quello che poi è la satira, in teoria dovrebbe andare contro il potente e l’ordine costituito delle cose, contro tutto quello che è lo status quo in qualche modo. Per me la satira non dovrebbe fare discriminazione nei confronti degli ultimi.
Poi c’è anche gente che dice che la satira si può fare in qualsiasi modo, che non è vero che va contro il potente… Io, sinceramente, penso sia più interessante qualcuno che se la prende con chi è più grosso e forte, non con il più piccolo e il più debole. Non mi sembra sensato prendersela con chi già “ha la vita contro”. Un vignettista dovrebbe fare emergere tutti i problemi che ci sono nella società, tutto quello che non funziona.

(Non è solo) una risata, Sted (@zerorisposte)
Satira contro la violenza di genere e le discriminazioni, 2020
(Non è solo) una ristata, Sted @zerorisposte
Sted (@zerorisposte)
Sted @zerorisposte

Se dovessi definirti con una frase, quale sarebbe?

Io di solito sfrutto le parole degli altri per definirmi. MI dicono che sono una misandrica che difende i delinquenti. Un potere dell’odio verso gli uomini (inteso, sempre, verso i sessisti) e “che difende i delinquenti” perché non me la sono sentita di solidarizzare con Gucci quando gli hanno rotto la vetrina a Torino.


Fonti:
Instagram: @zerorisposte
Twitter: @zerorisposte
Blog: sted.world
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