ALTERALES, crisi climatica raccontata a vignette

“A me piace dire che quando leggo qualcosa sull’ambiente, sulla crisi climatica, è come se avessi un gomitolo davanti a me per farci un arazzo. Quello che vedo come un linguaggio “incomprensibile” lo traduco in immagini e parole chiave.”

Alterales
Cosa succede quando il tetto del mondo si scoglie?, Alterales (@alterales), 2021
Cosa succede quando il tetto del mondo si scioglie?, Alterales @alterales

“Quando riesco a far cambiare duecento persone, queste a loro volta cambieranno quelle che hanno attorno, in una sorta di onda di propagazione. La gente si fida e fa; è anche un carico di responsabilità.”

Alterales

Come nasce Alterales?

Io sono nata come grafico e, facendo pubblicità, mi sono accorta che mi piaceva questo lato “ironico” che caratterizzava i miei lavori. Allo stesso tempo, però, nel campo pubblicitario non c’era posto per questo tipo di sincerità né per la creatività: quando lavori per un’azienda produci esattamente quello che ti dicono di produrre.
Mi ammazzava abbastanza questo mondo. Perciò me ne sono andata e ho iniziato a fare illustrazione, anche se non ho mai studiato niente. Infatti i miei disegni sono molto naïf, e forse è proprio questa cosa che mi ha “salvato”. Questo tipo di disegni, che magari li vedi e li riconosci, hanno “un qualcosa in più” rispetto alle illustrazioni.
Ho iniziato così a disegnare e, principalmente, mi divertivo a parlare di peli che crescono, di femminismo e altri argomenti. Un profilo, comunque, molto leggero.

L'ambiente è un tuo interesse, Alterales (@alterales)
Alterales @alterales

Come mai la tematica della crisi ambientale?

Quando ho iniziato a interessarmi io personalmente alla crisi climatica e all’ambiente, ho pensato che ormai su Instagram mi seguiva parecchia gente. Se avessi parlato di qualcosa di importante, magari mi avrebbero ascoltato.
L’intento era quello di divulgare la tematica della crisi ambientale e climatica in una chiave un po’ “leggera”. Non nel senso che si sottovaluta l’argomento, ma che non è quell'”ansia” che fanno venire gli ambientalisti quando dicono che il mondo sta per finire. Volevo far prendere coscienza alle persone facendo scaturire una sorta di risata amara.
Quindi ho iniziato a fare vignette su questa tematica, finché mi hanno scritto i ragazzi di Friday for Future, di cui io non sapevo assolutamente niente. Ho cominciato a interessarmi al movimento e adesso ci sono in mezzo. Mi piace molto, perché quando sei in una rete riesci davvero ad arrivare tanto avanti: “l’unione fa la forza” è molto vero in questo caso, perché si riesce a parlare e ad arrivare a tantissima gente.

Friday for Future, Alterales (@alterales), 2021
Fraday for Future, Alterales @alterales

Oltre a Friday for Future, hai altre collaborazioni?

Esattamente in questo periodo sto iniziando a collaborare con delle aziende che vogliono fare comunicazione parlando di ambiente.
Mi hanno anche proposto di fare libri, ma non saprei nemmeno da dove iniziare. È tutto un mondo che succederà prossimamente, probabilmente. In realtà non so nemmeno se mi piacerebbe: vorrei rimanere nell’ignoto più assoluto, e forse entrare in una cosa così grossa mi spaventa un pochino.

Stilisticamente ti ispiri a qualcuno?

Quando avevo iniziato copiavo il modo di disegnare di molti autori, li ricopiavo. Tra questi mi è rimasto molto quello di Sarah’s Scribbles, un disegno molto semplice, come del resto è il mio. La mia bimba si è evoluta ed è tutt’ora in evoluzione, anche in base alle tecniche che ho imparato. Adesso uso il tablet per disegnare, quindi di conseguenza anche il disegno è cambiato. Inizialmente andavo di carta, ma quando sono entrata nello studio grafico ho iniziato a usare la tavoletta grafica, capendo effettivamente che, essendo il luogo finale il digitale, la carta perde sempre qualcosa.
Di fumetti leggo Hilda, di Luke Pearson, che è un po’ come la mia bambina (e forse è proprio per quello che mi piace!). Uno che adoro tantissimo è Tuono Pettinato.

Quali sono i tuoi obbiettivi?

Nel frattempo sto studiando didattica museale, per uscire dal mondo pubblicitario. Divulgare e parlare alle persone mi piace, e quindi un giorno spero di poter fare divulgazione d’arte, magari unendola al tema ambientale. Il mio ideale è fare laboratori d’arte che riavvicinino le persone alla natura.

E la pagina?

Mantenerla è molto impegnativo. Dietro a ogni disegno c’è un sacco di studio. Io non sono una nerd della crisi climatica: mi sono messa a studiare e, piano piano, sono entrata nel mondo dell’ambiente.
Al tempi stesso non voglio entrare troppo nell’argomento. Quando sei dentro talmente tanto ad una cosa le persone iniziano a far fatica a capire quello che stai dicendo, perché è come se parlassi una lingua tua.

Che ruolo hanno avuto i social per la “notorietà”?

Sono stati assolutamente importanti. È iniziato come un gioco: una mia amica ha visto un mio disegno e me lo ha fatto caricare. La gente ha iniziato a chiederne di nuovi, e ora eccomi qua.

Usi solo Instagram?

Prima avevo anche Facebook, ma ora l’ho abbandonato. Spesso capitava che la gente condividesse le mie immagini per dare un messaggio sbagliato, mettendole in gruppi che non avevano niente a che fare con ciò di cui tratto. Oltretutto, spesso veniva messa una didascalia sopra che modificava il senso di quello che volevo dire.
Ovviamente, non avendo copyright, so benissimo che chiunque può prendere le mie cose e usarle. Da una parte sono contenta: ci sono un sacco di maestre che mi dicono che usano i miei disegni in classe, alle elementari o alle medie.
Comunque sì, per il momento uso solo Instagram. È un social dove è molta la gente che mi scrive, c’è parecchia interazione, che pensavo non esistesse più.

A proposito di interazione, hai mai ricevuto commenti negativi?

L’unica volta che ricordo è stata, recentemente, quando ho parlato di OGM. Ha scatenato un po’ di discussione: alcuni mi dicevano che non sapevo di cosa stavo parlando, che dovevo andarci piano. Io ovviamente cito sempre le mie fonti e mi attengo a quello che è.
Io mi schiero verso degli ideali, che non sono tecnici, tra l’altro. Ogni volta che lancio un messaggio è più un dire “svegliamoci e assumiamo un atteggiamento critico”. Infatti a me in realtà fa anche molto piacere quando nasce una discussione: vuol dire che la gente sta pensando e sta discutendo di un argomento, non lasciandolo passare come se nulla fosse.

Il tuo lavoro è a scopo informativo?

Sì, informativo e divulgativo. A me piace dire che quando leggo qualcosa sull’ambiente, sulla crisi climatica, è come se avessi un gomitolo davanti a me per farci un arazzo. Quello che vedo come un linguaggio “incomprensibile” lo traduco in immagini e parole chiave (che poi è il metodo che usavo quando andavo alle superiori).
Alla fine, comunico attraverso le infografiche. La gente non sta lì a leggere, se non il titolo e qualche altro pezzo: l’immagine cattura di più e rimane impressa. Il nostro cervello funziona per associazione di parole e immagini: per argomenti così astratti come la scienza e i numeri, se non li vedi non li imparerai mai a memoria.

Accordi di Parigi, Alterales (@alterales), 2021
Accordi di Parigi, Alterales @alterales

Hai qualcosa da aggiungere riguardo ciò che fai?

L’unica cosa che non vorrei che passasse è che fare attivismo sia durissimo. O meglio, è durissimo. Ma ti restituisce tanto.
È bello quando vedi le persone che cambiano: molti hanno trasformato il proprio modo di vivere dicendomi che sono stata d’ispirazione. E io sono felice; mi riempiono il cuore. È così che capisco che questo “sbattimento” sta portando dei risultati. Perché quando riesco a far cambiare duecento persone, queste a loro volta cambieranno quelle che hanno attorno, in una sorta di onda di propagazione. La gente si fida e fa; è anche un carico di responsabilità.

EGO o ECO, Alterales (@alterales), 2020
EGO o ECO, Alterales @alterales

Fonti:
Instagram: @alterales
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